Call for papers: Domini Collettivi come terzo (fragile?)

Call for papers: Domini Collettivi come terzo (fragile?)

di Davide Olori (davide.olori@unibo.it) e Francesco Saverio Oliverio (francescosaverio.oliverio@unical.it)

Obiettivo della call for papers è di raccogliere contributi che discutano le pratiche delle comunità e le dinamiche sociali negli usi civici e nel godimento dei beni rurali collettivi (rural commons) sottolineandone valori e profili sociografici. Il proposito precipuo è delineare una ecologia delle risorse collettive.
La call for papers origina da una tavola rotonda ed una sessione tenute nella sedicesima edizione del convegno Aree Fragili. In un convegno il cui fulcro è stato il concetto di «terzo» declinato come insieme di valori, norme e consuetudini che guidano la vita delle persone e delle comunità locali, non potevano non trovare posto gli enti esponenziali che amministrano i beni collettivi. Istituzioni antichissime, che per le loro caratteristiche hanno resistito ai regimi moderni soprattutto nelle aree fragili, i beni a uso civico agrari e silvo-pastorali si fondano su consuetudini di pratiche esercitate quotidianamente ed iscritte nelle dinamiche sociali dei luoghi. Tali beni sono eternamente vincolati ai processi sociali generali e alle modalità in cui questi si danno nei territori, sia nel loro espandersi che nel loro contrarsi. Al tempo stesso sono il risultato di processi così duraturi e consolidati che hanno affrontato lunghi processi di istituzionalizzazione e normalizzazione, come il più recente che ne ha rafforzato il portato con la legge n. 168/2017. Un unicum nel panorama legislativo italiano che, seppur in linea di principio, li ha riconosciuti quali ordinamenti giuridici primari delle comunità dovendo ammettere la legittimazione di una terza forma di proprietà ibrida né pubblica né privata.
I domini collettivi, dunque, si pongono come istituzione intermedia nelle aree fragili. Mutuando una metafora marxiana, potremmo avventurarci nell’asserire che i domini collettivi siano un terzo in sé e per sé: da un lato, un insieme di istituzioni – ibridate tra formale e informale – che si trovano in una medesima condizione generale; dall’altro, un insieme di istituzioni che si riconoscono come terze e che si autodefiniscono – nel testo della legge n. 168/2017 – ordinamento giuridico primario. Non è, forse, un caso che l’articolo 1 della l. 168/2017 si richiami anche all’articolo 43 della Costituzione. Già Stefano Rodotà, nel prefigurare un diritto di avere diritti, immaginava per i beni comuni un regime che andasse oltre le dicotomie proprietà pubblica-proprietà privata, Stato-mercato.
Nonostante le enormi potenzialità formali e sostanziali, il dibattito sui domini collettivi è dominato da approcci prevalentemente giuridico-normativi che potrebbero rischiare, da soli, di non cogliere appieno il dato sociologico, di non afferrare interamente le criticità e le potenzialità che oggi questi istituti rivelano. Da qui la proposta teorica di transitare verso una nuova definizione degli usi civici che incorpori la dimensione ecologica, l’agency, il legame sociale, le politiche pubbliche, la governance.
L’invito alla presentazione di contributi è quello di proporre casi e percorsi di ricerca che mettano a sistema l’analisi rigorosa e sistemica delle dinamiche che interessano i domini collettivi oggi, evidenziando anche possibili ipotesi di sviluppo in continuità con i principi del passato e in discontinuità con la parabola discendente del presente. In una lettura storica di lunga durata, si può cogliere come la c.d. tragedia dei commons sia stata determinata dalla loro distruzione in nome dell’individualismo proprietario, cosicché ad una golden age dei commons rurali si è contrapposta una fase di declino e poi una contemporanea riscoperta teorica e applicativa.
È anche nei processi di trasformazione storica che rileva la funzione ecologica e sociale dei commons rurali, la loro funzione in chiave politica come potenziale argine alle forme regressive ed escludenti di manifestazioni populiste nei contesti marginali perché ammettono a partecipare sul piano decisionale.
I contribuiti potranno orientarsi a partire da alcune domande: quale l’apporto di queste istituzioni – i domini collettivi –, ibridate tra formale e informale? Come possono essere utili a (ri)aprire uno spiraglio su un altro modo di possedere, diverso, primigenio, ma sempre più urgente di godere, fruire e di convivere con le fragilità? Quale il ruolo nella sopravvivenza e nella compatibilità ecologica delle comunità che abitano le montagne e le aree interne del Paese?
Con riferimento ai rural commons, si chiedono papers sui seguenti temi:
• pratiche di comunità e dinamiche sociali negli usi civici
• terzietà dei domini collettivi
• resistenze e trasformazioni istituzionali
• impatto dei processi generali sui modi altri di possedere
• regolamentare la L. 168/2017
• proprietà e accesso
• dentro, fuori o contro la Costituzione?
• ecologia, agency e governance
• storia degli assetti fondiari collettivi
• funzione ecologica e politica
• compatibilità ecologica
• montagne e aree interne

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