Norme redazionali

Gli articoli proposti per la pubblicazione devono conformarsi alle seguenti norme redazionali:

Indicazione dell’Autore o degli Autori

Nome, afferenza istituzionale, recapiti e-mail dell’autore (o degli autori), eventuali annotazioni riguardanti l’articolo devono essere chiaramente indicati e devono essere inseriti in nota a piè di prima pagina (per queste note si utilizzano i simboli *, **, ***, etc., mentre per le note nel testo si utilizzano i numeri progressivi).

Abstract e parole chiave

Abstract. Ogni articolo deve essere corredato, sotto il titolo e il nome degli autori,

  • Per gli articoli in lingua italiana: di un riassunto in italiano e un abstract in inglese di circa 1.500 caratteri l’uno (spazi inclusi). Ogni riassunto deve contenere in modo chiaro i punti salienti dell’articolo, e deve essere espresso col soggetto in terza persona (esempio: “L’autore sostiene che”). All’inizio dell’Abstract in inglese deve comparire il titolo dell’articolo tradotto in inglese.
  • Per gli articoli in inglese: di un riassunto in inglese e di un riassunto in italiano di circa 1.500 caratteri l’uno (spazi inclusi).

Alla fine del riassunto e dell’abstract si devono scrivere:

  • Per gli articoli in lingua italiana: seiparole chiave” in italiano e seikeywords” in inglese, che indichino con chiarezza gli argomenti trattati.

Lunghezza degli articoli

I singoli saggi comprensivi di note a piè di pagina e riferimenti bibliografici non devono superare di norma i 25.000 caratteri (spazi inclusi).

Stile del testo

Impostazione del testo e delle citazioni. Sono previsti 3 tipi di carattere:

– normale,

corsivo,

grassetto (detto anche neretto).

Il corsivo va usato per le parole in lingua straniera di uso non comune e anche per evidenziare parole o frasi brevi dando loro una particolare enfasi. Per dare maggiore risalto a parole o frasi, e anche per citazioni non letterali, è preferibile usare

  • Negli articoli in lingua italiana: le virgolette inglesi (“virgolette inglesi”), mentre le citazioni esatte vanno tra virgolette caporali o basse («virgolette caporali»). Per le parti virgolettate all’interno di una frase essa stessa tra virgolette, si possono usare le virgolette dell’altro tipo oppure gli apostrofi.
  • Negli articoli in altre lingue: si seguono le norme di punteggiatura della rispettiva lingua.

Citazioni

Le citazioni che sono tra virgolette devono essere esatte, e devono terminare con i riferimenti delle pagine tra parentesi (ad esempio: pp. 73-74) qualora non siano già state specificate prima.

Per le citazioni “a blocchetto” (citazioni esatte o letterali lunghe più di 5 righe) si deve andare a capo e saltare una riga sia all’inizio sia alla fine della citazione che deve essere in corpo 10, interlinea esatta 11).

In queste citazioni non ci devono essere rientri dopo gli “a capo” e l’intero blocchetto deve rientrare a sinistra di cm. 0,5.

Se all’interno di una citazione si vuole saltarne una parte, è bene indicarla con tre puntini tra parentesi (…).

Font e corpi dei caratteri

Caratteri del testo

Corpo del testo: normalmente, Times New Roman, corpo 11, giustificato a destra e sinistra, interlinea esatta corpo 12, rientro 0,5 cm per la prima riga di ogni capoverso – attivando il controllo delle righe isolate. Effettuare sempre la sillabazione del testo.

Titolo del saggio: Arial neretto, corpo 14, corsivo, allineato a sinistra, senza rientri e senza sillabazione.

Titoli paragrafi: Arial, corpo 12, neretto, all. a sinistra, 2 interlinee bianche sopra e 1 sotto, senza rientri e senza sillabazione.

Sottoparagrafi: Arial, corsivo, corpo 12, allineato a sinistra, 2 interlinee bianche sopra e 1 sotto, senza rientri e senza sillabazione.

Note (a piè di pagina): Times, corpo 9, interlinea esatta corpo 10, senza rientri, numerate progressivamente dalla nota n. 1

Riferimenti bibliografici: Times, corpo 10, interlinea esatta 11, sporgente 0,5 cm.

Riferimenti bibliografici

I riferimenti bibliografici seguono le principali norme APA, con leggeri adattamenti: se inseriti direttamente nel testo saranno riportati col cognome dell’autore seguito da uno spazio e dall’anno della prima pubblicazione in lingua originale tra parentesi tonde – “Freud (1899) disse che…”  – oppure col cognome dell’autore tra parentesi seguito da una virgola, spazio e anno – (Freud, 1899).

Se si vuole indicare la pagina, questa va indicata in parentesi nel testo preceduta da due punti (es. “:57”) dopo l’anno, e non nella bibliografia alla fine dell’articolo.

Se la pagina si riferisce all’edizione originale e non alla traduzione italiana (o in altra lingua) eventualmente indicata nella bibliografia alla fine dell’articolo, allora si deve aggiungere “ed. orig.” (es.: Loewald, 1980:56 ed. orig.); se nella bibliografia alla fine dell’articolo sono indicate più traduzioni, allora si deve specificare l’anno della traduzione a cui si fa riferimento (Loewald, 1960: 97 trad. it. 1994).

Se vi sono diverse pubblicazioni dello stesso autore nello stesso anno, si fa seguire l’anno da lettere minuscole dell’alfabeto in progressione (a, b, c,…).

Se vi sono tra parentesi più riferimenti dello stesso autore con indicato il numero delle pagine, le virgole serviranno a separare un riferimento dall’altro; il punto e virgola è usato per separare autori diversi, sempre all’interno della stessa parentesi. Se gli autori sono due, devono essere scritti entrambi e collegati da “e”, che può essere usata anche per collegare gli ultimi due autori se sono tre. Se gli autori sono più di tre, si scrive il cognome del primo autore seguito da et al. (in corsivo dal latino et alii). Esempi possibili sono i seguenti:

– Freud (1899) disse che…

– Secondo la teoria del sogno (Freud, 1899)…

– I principi della terapia cognitiva (Beck et al., 1979) affermano che…

– Kernberg (198:35) testualmente dice che…

– Eissler (1953) scrisse che «ogni introduzione di un parametro comporta il rischio che venga temporaneamente eliminata una resistenza senza che sia stata adeguatamente analizzata» (p. 65). 

Riferimenti bibliografici

I Riferimenti bibliografici a fine testo devono essere elencati senza numerazione alla fine del testo in ordine alfabetico secondo il cognome dell’autore e, per ciascun autore, nell’ordine cronologico di pubblicazione delle opere (per opere dello stesso autore pubblicate nello stesso anno, si usino le indicazioni a, b, c).

Nel caso di cognomi analoghi (ad esempio Melanie Klein e George S. Klein ), secondo l’iniziale del nome di battesimo; se vi sono cognomi e iniziali di nomi di battesimo uguali, i nomi di battesimo vanno scritti per esteso (e possibilmente non si deve scordare, per maggiore chiarezza, la middle initial – a maggior ragione, questa regola va tenuta presente nel testo, soprattutto se vi sono autori che hanno uguale anche l’iniziale del nome di battesimo, ad esempio Daniel N. Stern e Donnel B. Stern).

L’anno va tra parentesi subito dopo il cognome e l’iniziale del nome dell’autore, seguiti da un punto, così: “Freud S. (1910).”.

Se l’autore ha due nomi propri (cioè se vi è anche una middle initial), così come è consuetudine nei paesi anglosassoni (ma a volte anche in Italia e in altri paesi, ad esempio “Giovanni Andrea Bianchi”, “Pier Francesco Rossi”, ecc.), si devono scrivere le due iniziali non separate da uno spazio (ad esempio: Bianchi G.A., Rossi P.F., Kernberg O.F., ecc.). 

Nel caso di lavori di più autori, devono essere riportati i cognomi di tutti.

Nel caso di un lavoro curato da autore/i, va riportato il nome del curatore/i seguito dalla dizione «a cura di», sia per le edizioni in lingua italiana, da ed. o eds. per l’inglese, ecc.

Si raccomanda di limitarsi ai riferimenti citati nel testo.

Tutti i testi citati devono essere riportati nei riferimenti bibliografici e, viceversa, tutti i testi elencati nei riferimenti bibliografici devono essere stati citati nel testo.

Se l’anno di pubblicazione è diverso da quello originale, va messo dopo il nome della casa editrice preceduto da una virgola, altrimenti è sufficiente l’anno tra parentesi all’inizio della voce bibliografica dopo il nome dell’autore.

Esempi di riferimenti bibliografici

I riferimenti bibliografici vanno quindi redatti secondo le regole desumibili dai seguenti esempi:

Volume:

Beck A.T., Rush A.J., Shaw B.F. and Emery G. (1979). Cognitive Therapy of Depression. New York: Guilford Press (trad. it.: Terapia cognitiva della depressione. Torino: Boringhieri, 1987).

Curatela, un autore:

Merini A., a cura di (1977). Psichiatria nel territorio. Milano: Feltrinelli.

Curatela, più autori:

Boltanski L., Claverie E., Offenstadt N. and Van Damme S., a cura di (2007). Affaires, scandales et grandes causes. De Socrate à Pinochet. Paris: Stock.

Saggio da curatela:

Liotti G. (1985). Un modello cognitivo-comportamentale dell’agorafobia. In: Guidano V.F. e Reda M.A., a cura di, Cognitivismo e psicoterapia. Milano: FrancoAngeli.

Beebe B. (1983). Mother-infant mutual influence and precursors of self and object representation. In: Masling J., editor, Empirical Studies of Psychoanalytic Theories. Vol. 2. Hillsdale, NJ: Analytic Press.

Saggio da rivista:

Minguzzi G.F. (1986). È possibile valutare i risultati della psicoterapia? Giornale Italiano di Psicologia, 13, 1: 7-13.

Testo non pubblicato:

Benedetti G. (1988). “Intervento nel dibattito sulla relazione di John Gunderson al Convegno Internazionale New Trends in Schizophrenia“, Bologna, 14-17 aprile (incisione su nastro).

Volume o articolo da sito Internet:

Si seguono le stesse indicazioni come nel caso di volumi e articoli stampati, con l’aggiunta dell’indirizzo completo della pagina: http://www… (ultimo accesso gg/mm/aaaa).

Figure e tabelle

Figure, tabelle e grafici: devonoessereinseriti man mano nel testo, in un formato che consenta successivi eventuali interventi. Attenzione a foto, disegni, grafici: la rivista è in bianco e nero. Fare attenzione anche alla qualità dell’immagine (le immagini devono essere a 300 dpi). Evitare di inserire sfondi di qualunque colore all’interno di tabelle o di parti di esse.

Tutte le figure devono essere numerate, in modo progressivo iniziando da uno per ogni capitolo. In didascalia di solito si utilizza l’abbreviazione tab., fig.. Esempio:

Fig. 1 – Didascalia  figura

Tab. 1 – Didascalia  tabella

Le didascalie devono essere impostate in Arial, corpo 10 corsivo, allineato. a sinistra.

La tabella sarà impostata in 8 o 9, Arial, testatina in alto: corsivo, con filetto nero sopra e sotto (vedi esempio). Le tabelle devono avere una larghezza massima di 12,2 cm.

ESEMPIO DI TABELLA

Tab. 3 – Distribuzione percentuale ….

  Maschi Femmine Totale
Abcde 48,1 44,1 46,1
Fghi 44,7 44,3 44,5
Lmno 7,2 11,6 9,4
Totale 100 100 100
N 1.153 1.208 2.361

Altre indicazioni di stile

Accenti: Le parole italiane che finiscono con la lettera “e” accentata hanno in genere l’accento acuto (perché, poiché, affinché, né, sé, ecc.), tranne la terza persona singolare del presente del verbo essere (è), alcuni nomi comuni (bebè, caffè, tè, cioè, ecc.) e alcuni nomi propri (Noè, Giosuè, Mosè, ecc.). Si deve sempre utilizzare È (e maiuscola accentata) e non E’ (e maiuscola apostrofata). Lo fa automaticamente Word battendo “è” (trasforma la minuscola in maiuscola), se il comando è impostato.

Punteggiatura: Non si devono mai lasciare degli spazi prima dei seguenti segni di interpunzione: . (punto) , (virgola) : (due punti) ; (punto e virgola) ! (punto esclamativo) ? (punto interrogativo) ” (virgolette inglesi chiuse) » (virgolette caporali chiuse). Si deve invece sempre lasciare uno spazio dopo questi stessi segni di punteggiatura.

Trattini: ve ne sono tre tipi: quelli brevi ( – ), quelli medi ( – ), e quelli lunghi ( — ). I trattini brevi vanno riservati alle parole composte, ad esempio: “analisi storico-critica”, oppure per i numeri, ad esempio: “negli anni 1970-80”, “pp. 46-47”, “pp. vii-viii”, “pp. XV-XVI”, ecc. (i trattini brevi non devono mai essere preceduti o seguiti da spazi).

I trattini medi vanno invece usati per le frasi incidentali, cioè per aprire una sorta di parentesi nel testo, e in questo caso deve sempre esservi uno spazio prima e uno dopo il trattino (ad esempio: «Vede dottore – disse il paziente – oggi mentre venivo da lei…»); i trattini medi possono essere usati anche per indicare il segno meno. I trattini lunghi invece non devono essere utilizzati.