Ricche di natura, povere di servizi
Il welfare sbilanciato delle aree rurali fragili europee
In Italia come in Europa si assiste al consolidarsi di una polarizzazione territoriale di lungo periodo. Le aree più estreme, colonizzate nei secoli scorsi per la ricerca di risorse naturali e più recentemente dal turismo, mostrano evidenti segni di stagnazione demografica. Anche se toccate da flussi di immigrati extraeuropei, anche se abitate per lunghi periodi da turisti facoltosi, i servizi di base si allontanano. Si creano dei circoli viziosi fra le impellenze dei servizi a razionalizzare l’ubicazione delle sedi e il restringimento o rarefazione dei bacini di utenza. Ciò riguarda sia i servizi alla persona (scuola, sanità, servizio sociale, animazione culturale) sia quelli strumentali (banche, poste, telefonia, utility in genere). Questi processi agiscono su scala europea e nazionale in modo diverso. Vi è una prima grande spaccatura fra Europa dell’Est e dell’Ovest. La prima, uscita dall’economia pianificata, si trova con campagne devastate sia sotto il profilo economico (elevata povertà) sia per i servizi – quelli di base di marca sovietica insufficienti o abbandonati – sia infine per il capitale sociale. La fitta trama di associazioni e cooperative, che si trova in molti aree agricole europee, e italiane in particolare, è stata spazzata via dallo statalismo più gretto. Forse nelle campagne dell’Europa dell’Est è fiaccato anche il morale, perché alle imprese agricole collettivizzate è subentrato un capitalismo di marca globale incurante dei bisogni e valori locali.
L’altra fonte di differenziazione è quella fra Europa meridionale e settentrionale, con l’Italia a rappresentare – curiosamente – entrambe. Nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo (più il Portogallo) i sistemi di welfare sono stati giudicati come gravemente lacunosi, familistici e imbrigliati in reti locali poco trasparenti. Si aggiunga poi che l’Europa meridionale è considerata più rurale e più agricola, con agglomerazioni urbane più grandi, ma più staccate, meno gradualmente degradanti verso le aree rurali. Queste ultime facilmente assumono la fisionomia di aree interne, ossia lontane dai servizi di base. Sono le famose aree di ‘osso’ contrapposte a quelle di ‘polpa’,tanto care alla letteratura meridionalista.
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Sommario
Territori fragili e servizi di welfare: l’Italia come mediana dell’Europa Giorgio Osti
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Il ruolo del volontariato nella costruzione del welfare rurale. Un’esperienza di ricerca-azione in Toscana Fabio Berti, Andrea Bilotti, Lorenzo Nasi
L’innovazione sociale nelle aree fragili. Il caso studio dei servizi per l’Alzheimer nelle Marche Angela Genova
Giovani in montagna: quali prospettive per il lavoro? Chiara Zanetti
Turismo di comunità per il rilancio dei contesti locali marginali: il caso di Cerreto Alpi Stefano Spillare
Il turismo rurale nei Carpazi di Romania: quale impatto sulla società contadina post socialista? Andrea Membretti
Boschi Vivi, servizi cimiteriali e forestali integrati. Un’occasione per la valorizzazione dei boschi e la ri-funzionalizzazione di aree fragili Anselma Lovens
Le due crisi: crisi del capitalismo e crisi ambientale. Una soluzione sostenibile? Parte II Aurelio Angelini, Francesca Farioli, Gianni Francesco Mattioli e Massimo Scalia
Brasile, esportatore di una politica sociale efficace Assunta Cecere
Conflictos Ambientales Anómalos, Débiles y Fuertes: Nuevos Significados y Perspectivas de Justicia Marco Ettore Grasso
Il sistema Scatol8® per l’educazione alla sostenibilità. Progettazione e implementazione di un modello di simulazione per favorirne la diffusione Riccardo Beltramo, Licia Gallo, Paolo Cantore
ISBN 9788885313477 ISSN 1972-5817 (print) – 1972-2511 (online)